Parere del Comitato europeo delle regioni sulla «Strategia Dal produttore al consumatore»
Il 10 dicembre 2020 il Comitato europeo delle regioni ha espresso un parere molto favorevole riguardo la Strategia «Dal produttore al consumatore» che, insieme alla «Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030», è al centro del Green Deal europeo ed entrambe fondamentali al fine di limitare l’impatto dei sistemi alimentari sul clima e contribuire ad affrontare il problema dello spopolamento delle zone rurali. Quest’ultimo aspetto è al centro del dibattito politico in quanto il contributo delle comunità locali e rurali è fondamentale per garantire una maggiore coerenza tra i diversi settori connessi ai prodotti alimentari (quali agricoltura, allevamento, politiche in materia di ambiente, energia e salute) e al fine di rendere il nostro sistema alimentare sostenibile e resiliente, in grado di funzionare in qualsiasi circostanza e di assicurare ai cittadini un approvvigionamento sufficiente di alimenti sani, in quantità adeguata e a prezzi accessibili.
Il Comitato raccomanda di sviluppare strategie di sostegno ai produttori e di promuovere filiere corte e trasparenti – evidenziando il fatto che la PAC deve garantire un equilibrio tra economia ed ecologia, senza perdere la logica territoriale e regionale. In tal senso il Comitato ha previsto:
- Il potenziamento dell’agricoltura biologica esprimendo la volontà di destinarle, previo uno studio preliminare di impatto, almeno il 25 % della superficie agricola dell’UE entro il 2030. Inoltre, ha richiesto misure volte ad accompagnare la strutturazione dell’intero settore biologico, al fine di preservare il valore aggiunto legato a questo metodo di produzione e trasformazione in diverse realtà territoriali.
- Una maggiore importanza alle filiere corte e a riconoscere la diversità dei sistemi produttivi europei, inclusi i sistemi produttivi alternativi, volti a valorizzare forme di produzione, trasformazione e commercializzazione locali/regionali, basati su qualità nutrizionale, benessere animale ed ambientale. Questo considerando che i principi di base devono essere una bassa impronta ecologica del prodotto, la prevenzione di inutili flussi di trasporto e una migliore relazione tra produttori e consumatori.
- L’attuazione di misure più stringenti contro l’impatto ambientale delle pratiche di allevamento industriale intensivo. A tal fine chiede che l’etichettatura ufficialmente certificata relativa al benessere animale prevista dalla Strategia sia resa obbligatoria a livello UE e raccomanda di introdurre l’obbligo di un’etichetta chiara sul tipo di allevamento, che specifichi il ciclo di vita dell’animale, consentendo così ai produttori di far conoscere le pratiche impiegate e ai consumatori di scegliere prodotti in linea con i loro desiderata. Richiede, inoltre, che un massimale di densità degli animali nell’azienda costituisca una condizione per l’accesso ai pagamenti della PAC e che sia rafforzata la condizionalità della PAC sulle norme in materia di benessere degli animali.
Oltre a queste misure il Comitato, in linea con la Commissione europea, ritiene impellenti le seguenti azioni:
- Ridurre l’uso e il rischio complessivi dei pesticidi chimici del 50 % e l’uso dei pesticidi più pericolosi del 50 % entro il 2030, garantendo che agli agricoltori siano offerte alternative reali, che non limitino la loro produttività, riguardo sia ai pesticidi che ai metodi di coltivazione, destinando maggiori risorse alla ricerca nel settore e accelerando l’accesso al mercato.
- Ridurre del 50 % le vendite di sostanze antimicrobiche per gli animali di allevamento e l’acquacoltura entro il 2030.
- Continuare a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, in particolare quelle di protossido di azoto e di metano – quest’ultimo viene prodotto anche dal settore dell’allevamento. A tal fine chiede alla Commissione di pubblicare il prima possibile un piano degli obiettivi climatici per il 2030, volto a modificare al rialzo l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra portandolo almeno al 55 % rispetto ai livelli del 1990, attuando un piano coerente con impegni finanziari adeguati.
- Accrescere la superficie a prato e la produzione di mangimi proteici in Europa, riducendo l’importazione di mangimi e di proteine non conformi ai requisiti europei in materia di clima e di ambiente.
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Fonte: Eur-Lex