La mastite è una delle malattie più importanti nell’allevamento bovino da latte poiché comporta ingenti perdite economiche a causa della riduzione della produzione e della qualità del latte, per l’aumento delle spese dovute ai trattamenti, per la riforma forzata ed aumento del carico di lavoro.

Il tasso di cura spontanea per le mastiti varia da molto basso per le infezioni da Staph. aureus, a molto alto come per esempio per le mastiti da coliformi. Sfortunatamente il tasso di cura spontaneo è associato a una durata molto prolungata dell’infezione, minore produzione e possibili modificazioni permanenti del parenchima mammario.  La terapia antibiotica dovrebbe essere intrapresa in base al tipo di mastite, di patogeno ed alla sensibilità verso i principi antimicrobici; ad essa si possono associare anche mungiture più frequenti, per facilitare l’eliminazione della popolazione patogena, e farmaci anti-infiammatori, somministrazione di fluidi, vaccini, citochine o altri metodi alternativi. Di contro, se il trattamento non è efficace nel ridurre perdite future, l’animale è riformato per evitare inutili sofferenze, trattamenti e per impedire l’ulteriore diffusione dei patogeni.

Negli ultimi anni i trattamenti alternativi per le mastiti nelle bovine da latte hanno acquisito discreta diffusione, inclusa l’omeopatia, soprattutto grazie all’assenza di tempi di sospensione, di residui nel latte e alla mancanza di resistenze batteriche. Nell’Unione Europea i rimedi omeopatici per gli animali produttori di alimenti possono essere registrati con una procedura semplificata se le concentrazioni del principio attivo sono inferiori a 1:10000, se contemporaneamente la via di somministrazione di quel principio attivo è già descritta e la molecola è inserita nella lista Europea (Annex of Commission Regulation EU No. 37/2010). In caso contrario il trattamento deve seguire l’iter comune ai farmaci per essere registrato. Il trattamento di tipo omeopatico è associato anche a degli svantaggi: a causa della procedura semplificata, molte formulazioni sono commercializzate senza valutazione farmacologica, tossicologica o clinica e di conseguenza mancano dati su efficacia ed effetti collaterali. Nonostante ciò, nelle aziende biologiche i trattamenti omeopatici sono comunque preferiti rispetto ai trattamenti classici. Il regolamento EU No. 889/2008 stabilisce che le aziende biologiche debbano preferire un trattamento omeopatico o fitoterapico (che non devono essere confusi tra loro, NDR), rispetto alla medicina classica, quando sia provata l’efficacia dell’omeopatia e/o della fitoterapia per una determinata patologia in una determinata specie animale. Tuttavia le evidenze scientifiche circa l’efficacia della terapia omeopatica sono mancanti o contrastanti in quanto molti studi mancano di approccio scientifico.

L’obiettivo di questo studio in triplo-cieco, randomizzato e con gruppo di controllo è stato valutare l’efficacia di un trattamento omeopatico per la mastite in bovine da latte.

Lo studio è stato condotto tra il 2013 ed il 2014 in una azienda di 1500 vacche in lattazione con produzioni medie di 10.300 Kg/capo (3 mungiture al giorno), stabulate in una stalla con cuccette e materassini in gomma. Le vacche con mastite erano stabulate in un gruppo separato, su paglia. Le mastiti cliniche erano individuate da personale esperto in base ai cambiamenti della secrezione lattea (flocculi, aumento di calore, consistenza o arrossamento della mammella). Nel momento in cui una mastite clinica era individuata, erano prelevati campioni di latte in maniera asettica dai 4 quarti individualmente per le analisi microbiologiche. La prevalenza complessiva di campioni positivi per Strep. agalactiae e Staph.aureus era dello 0.7% e 1.9% rispettivamente. Le bovine pluripare e primipare con mastite catarrale o parenchimatosa e temperatura inferiore a 39.5°C, ma non positive per Strep. agalactiae, erano assegnate ad uno dei gruppi trattamento. Questi erano rappresentati da: placebo e trattamento omeopatico, confezionati in bottiglie indistinguibili (studio in cieco) per il personale di stalla o per i veterinari che eseguivano le visite cliniche. Gli ideatori dello studio potevano identificare l’uno o l’altro trattamento in base alla numerazione delle confezioni (pari o dispari); ogni bovina con mastite era assegnata al gruppo omeopatia o al placebo in base all’ultima cifra della marca auricolare. Ogni mese, le confezioni con i farmaci sperimentali rimanenti erano ritirare e la numerazione era invertita a insaputa del personale, così che fosse sempre impossibile per questi ultimi distinguere quali bovine avevano ricevuto il trattamento omeopatico e quali il placebo. Il placebo consisteva di globuli, applicati sulla mucosa vaginale, delle dimensioni di 0.5-1.5 mm, a base di lattosio. Nel gruppo trattamento i globuli erano rivestiti di soluzione omeopatica. Questa era costituita da nosodi (in omeopatia: una preparazione di sostanze secrete nel corso di una malattia, impiegate per la cura di quella stessa patologia, NDR) di Escherichia coli, Pyrogeni, Staphylococchi, Streptococchi, somministrati per un massimo di 3 volte al giorno, per 5 giorni. La frequenza delle somministrazioni era scelta in base alla severità delle manifestazioni cliniche. Nel caso in cui si fosse reso necessario per la salvaguardia della vita dell’animale, era comunque prevista la somministrazione di terapie standard a discrezione dei veterinari.

Ogni bovina inclusa nello studio era valutata giornalmente fino alla completa guarigione. La guarigione era definita come: buono stato di salute generale, assenza di segni clinici di mastite, secrezione lattea fisiologica.

 

 

Randomized, blinded, controlled clinical trial shows no benefit of homeopathic mastitis treatment in dairy cows

Ebert F. et al.

Dairy Sci. 100:4857-4867

doi.org/10.3168/jds.2016-11805