Un nuovo studio condotto dal Sustainable Food Trust esamina il ruolo della farina di semi di soia e della farina di palmisti nella nutrizione animale, esplorando il potenziale della loro sostituzione con altre fonti proteiche. Dai risultati della ricerca è inoltre emerso che la produzione di “latte” di soia è un processo meno efficiente e meno sostenibile rispetto alla produzione di latte bovino, soprattutto quando gli animali sono allevati al pascolo o quando sono alimentati con diete che non contengono farina di semi di soia.
L’aumento della produzione globale di semi di soia e olio di palma, che è raddoppiata tra il 2000/01 ed il 2018/19, sta generando una crescente preoccupazione per il suo legame con la deforestazione, il degrado del suolo, la distruzione degli habitat della fauna selvatica e la perdita di praterie naturali in alcune regioni del mondo. In risposta a queste preoccupazioni, nel 2004 è stata istituita la Round Table on Sustainable Palm Oil (RSPO), alla quale è seguita la Round Table on Responsible Soy Association (RRSA) nel 2006. Lo scopo di queste associazioni era incoraggiare la certificazione di una produzione, lavorazione e utilizzo sostenibili di questi alimenti attraverso impegni nazionali, che hanno però hanno avuto diversi gradi di successo. Cargill infatti ha avvertito nel giugno 2019 che le società globali del settore privato non avrebbero raggiunto il loro obiettivo, approvato nel 2014 come Obiettivo 2 della Dichiarazione della New York Declaration on Forests (NYDF, 2019), di eliminare la deforestazione dalla produzione di materie prime agricole entro il 2020. I semi di soia e gli oli di palma costituiscono insieme circa il 90% della produzione mondiale totale di olio vegetale (OCSE/FAO, 2019). L’olio di soia è ampiamente utilizzato nell’alimentazione umana, così come l’olio di palma, ma l’olio di palmisti, proveniente dal seme del frutto della palma da olio, è utilizzato principalmente nei prodotti detergenti e cosmetici, con un uso limitato nell’alimentazione umana (Berger, 2003).
Grandi quantità di farine di semi oleosi vengono importate nell’Unione europea (UE) per essere utilizzate come alimenti per gli animali. L’UE è infatti autosufficiente solo per il 5% per la farina di soia, rispetto al 79% dell’autosufficienza per la farina di colza (FEFAC, 2017). Le farine di semi oleosi rappresentano circa il 50% di tutte le materie prime importate utilizzate per la produzione di mangimi composti per animali nell’UE.
La farina di semi di soia è un alimento ampiamente utilizzato per il bestiame a causa dei livelli relativamente alti di proteine totali ed aminoacidi essenziali. Le importazioni nell’UE nel 2018/19 sono state pari a 15,1 milioni di tonnellate, di cui 9,1 milioni di tonnellate dagli Stati Uniti e 4,8 milioni di tonnellate dal Brasile (Commissione europea, 2019). Inoltre, quantità significative di farina di semi di soia vengono importate indirettamente nell’UE e nel Regno Unito tramite prodotti derivati da animali alimentati con farina di soia nel loro paese d’origine.
La farina di palmisti è stata inserita per molti anni nei mangimi composti per ruminanti e come supplemento al pascolo nei periodi di siccità, ed oltre ad essere importata nell’UE può essere prodotta in Europa da semi di palma importati. Essendo inclusa nelle “altre” farine di semi oleosi nelle statistiche UE, non sono disponibili dati specifici per la produzione e l’uso di farina di semi di palma nell’Unione europea. Tuttavia, esistono dati per il Regno Unito che mostrano che nel 2018/19 sono state importate 34.064 tonnellate di farina di palmisti. La produzione di farina da semi di palma importati è stata invece di 0,49 milioni di tonnellate nel 2018/19 (AHDB, 2019).
Uno studio condotto dal Sustainable Food Trust, recentemente pubblicato sul Journal of Applied Animal Nutrition, ha valutato l’uso delle farine di semi di soia e palmisti come alimenti per il bestiame, analizzando possibili fonti proteiche alternative con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da queste farine nella nutrizione animale. I ricercatori hanno inoltre confrontato l’efficienza dell’uso dei semi di soia nella produzione delle bevande vegetali (note anche come “latte di soia” al di fuori dell’UE) e del latte vaccino.
Secondo i risultati della ricerca, il latte vaccino rappresenta una scelta più sostenibile in quanto la conversione della soia in un prodotto finito adatto al consumo umano è più efficiente nel settore zootecnico rispetto a quello della produzione delle bevande vegetali. Gli autori calcolano che per ogni Kg di farina di soia consumato da bovini da latte negli UK sono prodotti circa 85 litri di latte, mentre da 1 Kg di semi di soia interi si producono circa 7,5 litri di bevanda alla soia. Di conseguenza, i ricercatori stimano che nel Regno Unito il consumo di latte vaccino utilizza una quantità di soia 11 volte inferiore rispetto al consumo di bevande prodotte direttamente dalla soia. In Europa, il latte vaccino è 4 volte più efficente delle bevande alla soia in termini di utilizzo di questa materia prima. L’utilizzo medio di concentrati è più alto nel continente visto il minore utilizzo del pascolamento in molti paesi. Lo studio ha infine concluso che anche il latte prodotto da bovine alimentate con diete contenenti farina di semi di soia rappresenta un uso più sostenibile della terra rispetto alla produzione di bevande direttamente dai semi di soia.
La farina di semi di soia e la farina di palmisti sono importanti fonti proteiche per il bestiame, ma esistono gravi problemi ambientali legati alla loro maggiore produzione su terreni convertiti da foreste e praterie naturali. Il report sottolinea l’ampia gamma di fonti proteiche alternative disponibili per la nutrizione del bestiame, come la farina di colza, le borlande ed i legumi, inclusi fagioli e piselli, che secondo molti studi condotti dall’Università di Nottingham possono essere utilizzati con successo nei bovini senza comprometterne la produttività. Tuttavia, è necessario affrontare i vincoli esistenti relativi all’uso di queste fonti alternative, compresi un inadeguato approvvigionamento, la presenza di fattori antinutrizionali che richiedono che questi alimenti vengano elaborati od integrati con enzimi e squilibri negli aminoacidi essenziali.
Strategies to reduce reliance on soya bean meal and palm kernel meal in livestock nutrition
J.M. Wilkinson1* and R.H. Young2
1 – School of Biosciences, Sutton Bonington Campus, University of Nottingham, Loughborough, LE12 5RD, United Kingdom;
2 – Sustainable Food Trust, 38 Richmond Street, Totterdown, Bristol, BS3 4 TQ, United Kingdom;
Journal of Applied Animal Nutrition, 2020
DOI 10.3920/JAAN2020.0007