Il 15 Novembre 2019 si è riunito nell’Hotel Garda di Montichiari (BS) il Comitato Direttivo dello European Milk Board (EMB) per siglare davanti alla stampa la “Carta dei valori dei produttori di latte europei” da presentare alla nuova governance dell’Unione Europea.

Lo EMB fu fondato proprio a Montichiari nel 2006 con l’obiettivo di rappresentare gli interessi dei produttori di latte nei confronti della politica e della società a livello europeo, e di ottenere un prezzo del latte alla stalla che almeno coprisse i costi di produzione e che lo facesse stabilmente.

Lo EMB rappresenta oggi oltre 100.000 allevatori di 15 paesi europei.

Attualmente, il Presidente dell’associazione è il belga Erwin Schöpges e il vice Presidente, Sieta van Keimpema. Tra i membri del consiglio d’amministrazione, è presente il nostro connazionale Roberto Cavaliere, Presidente di Copagri Lombardia e tra i fondatori dello EMB.

Molto interessante l’iniziativa del brand “The Fair Milk”, declinato in Italia come “Latte Onesto”, ossia un latte che abbia un prezzo che garantisce l’indipendenza economica e il futuro degli allevamenti, e specialmente dei giovani.

Alla conferenza stampa di presentazione della “Carta dei valori dei produttori di latte europei” sono stati presenti e sono intervenuti l’Onorevole Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Fabio Rolfi, Assessore all’agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della regione Lombardia, e Franco Verrascina, Presidente nazionale di Copagri.

Lo EMB lamenta l’estrema variabilità del prezzo del latte alla stalla che in molti casi non copre addirittura i costi di produzione, causandola chiusura degli allevamenti e l’abbandono dei giovani. Basti pensare che solo il 5.1% dei produttori di latte UE ha meno di 35 anni e che nell’annata 2016/2017 ben 48.200 allevatori di 27 paesi hanno aderito in Europa al programma di rinuncia volontaria alla fornitura di latte.

Nel suo intervento, Roberto Cavaliere ha spiegato con grande chiarezza i contenuti e gli obiettivi della “Carta dei valori dei produttori di latte europei”. Il primo è quello della sostenibilità ambientale. L’agricoltura può avere un ruolo fondamentale nell’utilizzo della CO2 ma ciò comporta inevitabili costi ai quali le risorse pubbliche devono necessariamente concorrere. Il secondo è quello di rafforzare la produzione e il consumo dei prodotti del latte a livello locale. Questo permette di arginare il fenomeno della concentrazione delle produzioni in allevamenti sempre più grandi e di salvaguardare le aziende familiari. Su quest’ultimo argomento si è soffermata con chiarezza e passione anche Sieta van Keimpema. Il terzo “pilastro” è quello di creare un meccanismo di relazioni commerciali tra produttori e trasformatori che siano eque e sostenibili, di cui l’iniziativa “the Fair Milk” è l’esempio più chiaro e concreto. Ultimo argomento è quello di creare un meccanismo quasi automatico di programmazione della riduzione della produzione di latte quando le produzioni diventano eccessive rispetto alla capacità del mercato di utilizzarle. Lo EMB ritiene che la politica degli ammassi non abbia mai dato i risultati sperati sul prezzo del latte alla stalla. Molte situazioni ricorrenti, spesso solo speculative (ndr), hanno negli anni reso troppo volatile il prezzo del latte e messo in forte difficoltà i produttori. Schematico e molto pratico l’intervento di Filippo Gallinella che ha anche annunciato la convocazione a breve del “tavolo” sul latte, momento che mancava ormai da troppo tempo.

Da osservatori “neutri”, quali sono state le nostre impressioni?

Quella molto positiva sulla maturità avuta da questi allevatori europei di associarsi in un’organizzazione sovranazionale che ha due semplici ma alquanto complessi obiettivi, ovvero garantire una sostenibilità sociale e ambientale della produzione di latte in Europa. Va dato anche atto della volontà di cercare soluzioni condivise pur nella estrema diversità delle situazioni delle varie nazioni europee. Il nostro paese, fortemente penalizzato dal regime quote latte durato dal 1984 al 2015, è ancora molto lontano dall’autosufficienza nella produzione di latte per cui di fatto non sarebbe coinvolto nei possibili programmi di riduzione volontaria della produzione di latte quando il prezzo di mercato scende al di sotto dei costi di produzione.

Due sono a mio avviso i misteri che avvolgono in una fitta nebbia la produzione di latte bovino in Italia. Il primo è la frustrazione di non riuscire a capire se fu dovuta a dolo o incapacità l’assegnazione all’Italia nel 1984 una quota di produzione di latte così lontana dai fabbisogni reali della nostra industria lattiero-casearia. L’altro è che ancora oggi nessun governo o istituzione del nostro paese abbia promosso un’iniziativa “professionale” di monitoraggio costante dei costi di produzione per aree omogene del latte in Italia. L’adozione diffusa, e su base volontaria, di un conto economico compilato con lo stesso metodo utilizzato per ogni altra attività imprenditoriale permette il costante monitoraggio dei centri di costo e di ricavo e di avere uno strumento efficacie e oggettivo per affiancare gli allevatori nelle trattative del prezzo del latte alla stalla. I vari monitoraggi, più o meno istituzionali, fin qui effettuati sono stati fatti con modalità molto diverse da quanto ogni impresa fa naturalmente per il controllo di gestione. L’atteggiamento di gridare sempre “al lupo al lupo” e del cronico lamentarsi non ha mai dato i risultati attesi per cui è bene voltare pagina rapidamente.

Il governo centrale e buona parte delle amministrazioni regionali hanno di fatto deciso di abbandonare i servizi di assistenza tecnica, o meglio consulenza, agli allevatori che rappresentano invece uno strumento di aiuto decisamente più efficacie delle sovvenzioni pubbliche per permettere agli allevatori in difficoltà di recuperare redditività.

A mio avviso l’Europa deve inserire in maniera forte e chiara nella prossima PAC, le risorse per gli agricoltori che mettono in atto pratiche virtuose di consumo dei gas serra, iniziative per rendere sempre più sostenibili le produzioni e migliorare la qualità della vita degli animali.

Disse un famoso proverbio cinese: Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.