Sembra banale ricordarlo ma se si vogliono meno mastiti cliniche e cellule somatiche più basse è necessario disinfettare accuratamente i capezzoli sia prima (pre-dipping) che dopo la mungitura (post-dipping) con disinfettanti di comprovata efficacia.
Ad onor del vero bisogna anche curare con grande attenzione l’igiene della stalla, ed in particolare delle cuccette e della lettiera, perché i disinfettanti sono molto importanti ma non fanno i miracoli.
A volte si è in seria difficoltà nel decidere se fare il pre-dipping, il post-dipping o entrambi e nello scegliere i disinfettanti più efficaci.
Senza entrare troppo nello specifico, si può guardare cosa succede in USA, ossia cosa fanno i colleghi allevatori statunitensi con i quali ci si confronta, nel bene e nel male, molto spesso.
Negli USA, USDA e APHIS “fotografano” periodicamente cosa succede nell’80.5% degli allevamenti dove si allevano l’81.3% delle bovine da latte.
Secondo l’ultimo report pubblicato a Febbraio 2016 (Dairy 2014) negli USA la media delle cellule somatiche nel latte di massa è a cavallo delle 200.000/ml, nonostante il limite di legge sia imputato a ≤ 750.000/ml.
Il pre-dipping viene utilizzato nel 95.7% degli allevamenti, il 55.5% dei quali utilizza disinfettanti a base di iodio e il 12% a base di clorexidina. Nel Dairy 2014 non ci sono ulteriori dettagli sull’utilizzo degli altri principi attivi. L’applicazione del disinfettante prima della mungitura e dopo la pulizia, preferibilmente a secco, dei capezzoli ha principalmente l’obbiettivo di ridurre i nuovi casi di mastite dovuta a batteri ambientali che sono in grado di sopravvivere anche nell’ambiente di stalla, come lo Streptococcus uberis e l’Echerichia coli. Un buon disinfettante e una buona pulizia dei capezzoli prima della mungitura possono ridurre del 50% le nuove infezioni mammarie. Per avere la massima efficacia del disinfettante, questo deve rimanere a contatto della cute del capezzolo pulito per almeno 15 secondi
Sempre guardando in casa USA il post-dipping è adottato nel 96.8% degli allevamenti. Anche in questo caso prevale l’uso di disinfettanti a base di iodio (69.4%) o di clorexidina (13.3%). L’applicazione del disinfettante ai capezzoli dopo la mungitura ha prevalentemente l’obiettivo di ridurre l’incidenza delle mastiti causate da batteri “contagiosi” come lo Staphylococcus aureus e lo Streptococcus agalactiae, che come è noto non posso vivere nell’ambiente ma solo all’interno della mammella e sulla cute dei capezzoli. Anche in questo caso un buon disinfettante applicato dopo la mungitura può ridurre del 50% le nuove infezioni mammarie.
Solo il 30.1% degli allevatori statunitensi di bovine da latte utilizza i disinfettanti “filmanti”.
Rimane ora da capire quale sia il miglior principio attivo e con quale criterio scegliere il prodotto commerciale che lo veicola.
I principi attivi maggiormente utilizzati nei disinfettanti per capezzoli sono iodio, clorexidina, acidi organici, clorito di sodio, perossido d’idrogeno e sali quaternari d’ammonio, in veicoli ad effetto più o meno emolliente, filmante e colorante.
Un buon disinfettante per capezzolo dovrebbe essere etichettato come “presidio medico chirurgico” e avere il supporto della sperimentazione, magari pubblicata sulle riviste scientifiche “peer-reviewed”.
Fino a non molti anni fa in coda agli atti (proceeding) del congresso annuale del National Mastitis Council (NMC) si poteva trovare il “Summary of Peer-Reviewed Pubblication on Efficacy of Pre-milking and Post-milking Teat Disinfectant”, ossia una rassegna delle ricerche scientifiche eseguite sui disinfettanti utilizzabili per la disifezione dei capezzoli.
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