Il Consiglio ha deciso ieri di prorogare fino al 31 luglio 2021 le misure restrittive attualmente rivolte a settori specifici dell’economia russa. Tali sanzioni sono state imposte nel 2014 in risposta alle azioni messe in atto dalla Russia che hanno destabilizzano la situazione in Ucraina.

La decisione del Consiglio fa seguito all’ultima valutazione dello stato di attuazione degli accordi di Minsk – inizialmente prevista per il 31 dicembre 2015 – al Consiglio europeo del 10-11 dicembre 2020. Dato che gli accordi di Minsk non sono stati pienamente attuati dalla Russia, i leader dell’UE hanno preso all’unanimità la decisione politica di rinnovare le sanzioni economiche.

Le sanzioni limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE per alcune banche e società russe e vietano forme di assistenza finanziaria e intermediazione nei confronti delle istituzioni finanziarie russe. Le misure vietano anche l’importazione, l’esportazione o il trasferimento diretto o indiretto di tutto il materiale relativo alla difesa e stabiliscono un divieto per i beni a duplice uso per uso militare o per gli utenti finali militari in Russia. Le sanzioni riducono ulteriormente l’accesso della Russia a determinate tecnologie sensibili che possono essere utilizzate nel settore energetico russo, ad esempio nella produzione e nell’esplorazione del petrolio.

Oltre alle sanzioni economiche, l’UE ha messo in atto diversi tipi di misure in risposta all’annessione illegale della Crimea e della città di Sebastopoli da parte della Russia e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina. Questi includono: misure diplomatiche, misure restrittive individuali (congelamento dei beni e restrizioni di viaggio) e restrizioni specifiche alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli.

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Fonte: Consiglio europeo, Consiglio dell’Unione europea