Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari registrano un nuovo record nel 2019 raggiungendo 44,6 miliardi di euro, pari al 9,4% dell’export complessivo di beni e servizi. A fronte di un più contenuto incremento delle importazioni, il deficit della bilancia commerciale agroalimentare italiana è migliorato di quasi 1,6 miliardi di euro. Il principale mercato di destinazione rimane la UE, con acquisti durante lo scorso anno pari a 28,4 miliardi di euro, in aumento del 2,6% rispetto l’anno precedente. Ma l’incremento più consistente delle richieste di prodotti agroalimentari italiani deriva dai paesi Terzi (+12,7% per poco meno di 16,2 miliardi di euro). I mercati di destinazione che nel 2019 hanno incrementato in maggior misura le importazioni di prodotti agroalimentari italiani sono stati Francia, Paesi Bassi, USA, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. I comparti produttivi di maggior successo continuano a essere quelli dei cereali e derivati, vini e mosti, ortofrutta fresca e trasformata, latte e derivati.
La bilancia agroalimentare nazionale nel 2019
Nel 2019, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari hanno raggiunto un nuovo record attestandosi a circa 44,6 miliardi di euro, in aumento del 5,3% rispetto l’anno precedente. Questa performance sgombra il campo dai timori di un rallentamento della crescita dell’export agroalimentare nazionale, dopo il risultato meno brillante che si era registrato nel 2018 (+2,6%). Le importazioni invece sono cresciute solo dell’1,4% rispetto all’anno precedente.
Nel medio termine i tassi di crescita annuali degli acquisti all’estero di prodotti agroalimentari sono risultati sempre inferiori a quelli registrati per l’export, a eccezione del 2011 e del 2014; inoltre, la loro dinamica è risultata negativa solo nel 2012 e nel 2018.
L’aumento dell’export di prodotti agroalimentari è da imputare esclusivamente all’industria alimentare che ne esprime l’85% e che ha mostrato, nel 2019, un incremento annuo del 6,6%. Al contrario, il settore agricolo ha registrato una flessione delle esportazioni (-1,6%). L’import di prodotti agroalimentari ha raggiunto circa 45,4 miliardi di euro nel 2019 (+1,4%).
Questo risultato è da attribuire in larga misura alla crescita del 4,1% delle importazioni di prodotti agricoli, mentre le richieste all’estero di prodotti dell’industria alimentare sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente. L’Italia, quindi, si profila sempre di più come paese trasformatore di prodotti di qualità alcuni dei quali o parte dei quali realizzati con materie prime provenienti dall’estero.
Il maggiore tasso di crescita annua delle vendite all’estero ha determinato un miglioramento del deficit per quasi 1,6 miliardi di euro nel 2019. Nel dettaglio, a fronte del peggioramento del deficit commerciale del settore agricolo per 700 milioni di euro, il surplus dell’industria alimentare è invece aumentato di quasi 2,3 miliardi di euro nei confronti del 2018.
Il confronto tra l’andamento delle esportazioni totali e di quelle agroalimentari italiane nell’ultimo decennio evidenzia una progressione del peso dei prodotti agroalimentari sulle esportazioni totali di beni e servizi. Infatti, negli ultimi anni la crescita dell’export agroalimentare è sempre stata più marcata rispetto all’export totale, determinando la crescita del peso dell’agroalimentare che è passato dall’8,2% nel 2010 al 9,4% nel 2019, il livello più elevato del periodo considerato.
I principali mercati di sbocco e comparti produttivi nel 2019
Il principale mercato di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani è la Ue che, con 28,4 miliardi di euro nel 2019 (+2,6% sul 2018), assorbe circa il 64% delle esportazioni nazionali. Nel dettaglio dei singoli paesi, nel 2019 tassi di crescita positivi si sono registrati per la maggior parte dei principali mercati di sbocco, soprattutto per Francia e Paesi Bassi.
Le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani verso la Francia, secondo paese di destinazione in assoluto dopo la Germania, hanno raggiunto nel 2019 un valore pari a 5 miliardi di euro, in aumento del 5,0% su base annua. I comparti che hanno mostrato maggiori incrementi sono quelli dei “cereali e derivati” (+11,6%, per 1 miliardo di euro di export) —, specificatamente per le paste alimentari1 (+5,8%, per 376 milioni di euro) e i prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria2 (+19,2%, per 396 milioni di euro) — e, del “latte e derivati” (+8,4% per 625 milioni di euro), dove risultano in particolare aumento sia l’export di formaggi freschi (+7,2%, per 253 milioni di euro) sia di formaggi stagionati (+10,7%, per 167,5 milioni di euro, dei quali 113 milioni di euro solo per acquisti di Grana Padano e Parmigiano Reggiano).
Nel caso dei Paesi Bassi, le esportazioni nazionali sono aumentate, nel 2019, del 6,1% rispetto l’anno precedente, raggiungendo 1,64 miliardi di euro. I comparti oggetto di maggiori richieste sono stati: quelli del “latte e derivati” (+14,8%, per 179 milioni di euro) all’interno del quale aumentano in maniera più consistente le esportazioni di formaggi stagionati5 (+12,6% per 51,8 milioni di euro); dei “vini e mosti” (+8,8% per 167 milioni di euro) con riferimento ai vini in bottiglia fermi e frizzanti6 (+8,8% per più di 143 milioni di euro); del “florovivaismo” (+15,3% per 152 milioni di euro); al contrario, i “cereali e derivati” crescono poco (+0,6% per 173 milioni di euro) ma all’interno del comparto i prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria crescono del 6,8% e raggiungono 64,7 milioni di euro.
Ancora più dinamiche sono state le esportazioni dirette verso i paesi extra-Ue che, nel 2019, sono cresciute del 12,7% su base annua attestandosi a circa 16,2 miliardi di euro; gli incrementi più consistenti si sono riscontrati per Giappone (+66,1%, per 1,9 miliardi di euro), Emirati Arabi Uniti (+24,5%, per 317 milioni di euro), Arabia Saudita (+23,9%, per 319 milioni di euro) e USA, terzo mercato di sbocco in assoluto dei prodotti agroalimentari italiani (+11,1%, per poco più di 4,6 miliardi di euro).
Più nel dettaglio, il segmento produttivo che ha registrato i maggiori aumenti dell’export verso il Giappone è quello dei tabacchi per i quali gli acquisti sono più che triplicati (1 miliardo di euro contro 326 milioni di euro del 2018). Risultano in aumento anche le spedizioni di vini in bottiglia fermi e frizzanti (+11,5% per 136 milioni di euro), delle paste alimentari (+15,1% per 75 milioni di euro) e degli oli di oliva (+9,1% per 90 milioni di euro). Nel caso dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti gli incrementi più consistenti delle esportazioni si sono registrati per le mele, i formaggi stagionati, le paste alimentari e i prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria.
Negli USA, la crescita dell’export nel 2019 ha riguardato gran parte dei comparti produttivi, con particolare riferimento a vini spumanti (+12,2% per 374 milioni di euro), vini in bottiglia fermi e frizzanti (+3,8% per poco più di 1,1 miliardi di euro), pelati e passate di pomodoro10 (+8,2% per 93 milioni di euro), paste alimentari (+14,3% per 349 milioni di euro), prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria (+14,4% per 202 milioni di euro). In aumento risultano anche i formaggi freschi (+17,4% per poco più di 20 milioni di euro) e soprattutto i formaggi stagionati (+26,5% per più di 314 milioni di euro), tra i quali spicca la performance del Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+22,5%, per 182 milioni di euro). E’ da sottolineare che quello dei formaggi è uno dei segmenti produttivi oggetto di dazi imposti dal governo statunitense nel mese di ottobre dello scorso anno, e che quindi non hanno impattato in maniera significativa sui risultati a consuntivo dell’intero 2019.
Tornando ai dati generali delle esportazioni, si evidenzia una dinamica positiva per tutti i comparti, ad eccezione di “frutta fresca e trasformata”, per una minore disponibilità nazionale di pere, pesche e agrumi e per il calo dei prezzi all’export dei kiwi.
In flessione anche il comparto di “oli e grassi” in conseguenza della flessione di prezzi all’export dell’olio di oliva che, a fronte della tenuta dei volumi, ha risentito della situazione internazionale che presentava prezzi in flessione.
I comparti “derivati dei cereali” e “vino e mosti” si confermano come i più rappresentativi dell’export agroalimentare italiano, con quote sul totale che sfiorano il 15% per ciascuno. Nel primo caso, si segnala il consistente aumento dell’export dei prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria che hanno raggiunto 2,3 miliardi di euro nel 2019 (+11,7%) corrispondente a una quota del 35% del valore dell’intero comparto; anche le “paste alimentari” risultano in aumento (+7,2%, per 2,6 miliardi di euro di export, pari al 40% del totale comparto). Inoltre, i prodotti più dinamici all’interno del comparto “vini e mosti” sono stati gli spumanti, con vendite all’estero aumentate fino a sfiorare 1,6 miliardi di euro nel 2019 (+4,5%) corrispondenti ad una quota del 25% del fatturato all’export dell’intero comparto, e i vini in bottiglia fermi e frizzanti (+3,8%) per 4,4 miliardi di euro, pari al 69% del comparto.
È da rilevare anche la buona performance sui mercati esteri del “latte e derivati” nel 2019 con una crescita annua delle spedizioni all’estero del 10,5%, da ricondurre in larga misura al segmento dei formaggi stagionati (+13,2% per 1,6 miliardi di euro) e dei formaggi freschi (+6,7% per poco meno di 900 milioni euro).
Fonte: ISMEA





