E’ ormai da tutti condiviso che buona parte, se non la maggioranza, dei consumatori sono attratti dai prodotti “genuini” e italiani.  Fenomeno presente sia nel nostro paese che all’estero. Il Made in Italy, o forse meglio l’Italian style, attrae e ci si dovrebbe pertanto investire e riporvi la massima attenzione. Sappiamo che la metà della nostra produzione di latte è destinata a produrre 47 DOP,1 IGP e 1 STG la cui vendita, sia in Italia che nel resto del mondo, sta andando piuttosto bene. L’altra metà della nostra produzione è utilizzata per le altre tipologie di prodotti a base di latte, come il latte alimentare e i formaggi non a denominazione. Su questi si scatena ogni anno la bagarre sul prezzo del latte alla stalla, sugli importi per calcolare i premi qualità e su come fare i contratti, con il risultato che ci si capisce poco o nulla. E’ poi sulla confusione che prospera l’industria lattiero-casearia mettendo a segno ultimamente bilanci favolosi.

Il dialogo tra le parti recita grosso modo così: Allevatore “mi stai pagando il latte ad un prezzo inferiore ai costi di produzione”; Industriale “guarda che il latte straniero costa meno di 30 centesimi e se non me lo vuoi dare tu lo compro lì”. Pur tuttavia si dice che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” e l’industriale, se vuole vendere i propri prodotti sia in Italia che all’estero, deve scrivere sulla confezioni la parola magica “latte italiano”.

Quello che in questi anni è successo è che è mancata la replica dell’allevatore e di chi lo dovrebbe tutelare che grosso modo recita così: “Ma utilizzare latte straniero per produrre formaggi e latticini dove è dichiarato latte italiano o giù di lì è un reato e, pertanto, penalmente perseguibile”.  In ogni caso la legge sulla dichiarazione obbligatoria dell’origine del latte sulle confezioni è di prossima pubblicazione sulla gazzetta ufficiale anche se ci lascia alquanto perplessi per le seguenti ragioni. La prima è che in caso di falsa dichiarazione il reato è solo amministrativo, con una sanzione inferiore ai 10.000 euro! La seconda è che non viene applicata al latte fresco. La terza è che è di natura sperimentale e rimane in vigore fino a che l’UE non promulga leggi diverse in merito.

Comunque, anche a “dispetto dei santi”, alcune amministrazioni locali virtuose e alcune latterie e caseifici intelligenti si stanno muovendo.

Abbiamo, in precedente articolo, raccontato della bella iniziativa del marchio Piemunto voluto dal gruppo di allevatori “Noi Siamo Voi” e dall’Assessore Ferrero della Regione Piemonte. Oggi vi vogliamo raccontare quello che sta succedendo in Puglia. La regione Puglia ai sensi del Reg.(CE) n°207/09 ha depositato l’11/06/2012 all’UAMI la domanda di registrazione del marchio “Prodotti di Qualità Puglia” con la finalità di:

  • Valorizzare i prodotti agricoli e alimentari con elevato standard qualitativo controllato.
  • Portare a conoscenza dei consumatori, attraverso azioni informative e pubblicitarie, le caratteristiche qualitative dei prodotti e dei servizi contrassegnati dal marchio e che partecipano al sistema di qualità alimentare riconosciuto dalla Regione Puglia ai sensi del reg.(CE) n°1698 del Consiglio del 20 Settembre 2005 .
  • Promuovere e sostenere il marketing commerciale e la vendita di tali prodotti.

Ma in cosa consiste in pratica? La Regione Puglia concede in concessione d’uso al richiedente il marchio di qualità collettivo comunitario con indicazione d’origine “Prodotti di Qualità Puglia”. Il licenziatario del marchio, come ad esempio un caseificio (capo filiera), è responsabile del rispetto del disciplinare di produzione del latte crudo e obbligato a fare i controlli sulla filiera.  La Regione di converso, avvalendosi di organismi di controllo indipendenti e abilitati secondo le vigenti norme europee, vigilerà sulla concessione con verifiche ispettive annuali.

Il disciplinare prevede che le razze allevate dai produttori, siano esse bovine, ovine e caprine, devono essere autoctone e ambientate in Puglia da almeno 25 anni, anche se sono ammesse quelle meticce, e che l’alimentazione preveda l’uso di essenze foraggere tipiche del territorio pugliese. Non ci sono limitazione nel tipo e nelle quantità dei concentrati utilizzati e l’essere no OGM è attualmente in deroga. Ad oggi la Regione Puglia ha elencato una serie di prodotti marchiabili “prodotti di qualità Puglia” per i quali ha predisposto capitolati specifici di produzione:

Burrata 100% Puglia

Caciocavallo 100% Puglia

Cacioricotta di vacca 100% Puglia.

Giuncata 100%Puglia

Latte alimentare 100% Puglia

Ricotta forte 100% Puglia

Ricotta Marzotica 100% Puglia

Ricotta 100% Puglia

Scamorza 100% Puglia.

Questa interessante iniziativa è stata recepita da ancora troppo pochi caseifici e latterie Pugliesi, forse tra i migliori, che in ogni caso ne hanno tratto un vantaggio commerciale facilmente verificabile dalla consultazione dei Bilanci 2015.

Noi di Ruminantia abbiamo incontrato la notevole realtà imprenditoriale del caseificio La Deliziosa di Giovanni D’Ambruoso di Noci (Bari) e constatato il grado di soddisfazione specialmente degli allevatori che conferiscono il latte biologico.