L’epidemia di COVID-19 e le misure adottate per controllarla hanno pesanti conseguenze in tutti i settori d’attività. Gli allevatori di capre sfortunatamente non sono al riparo da queste difficoltà: diminuzione più o meno marcata delle vendite presso i produttori di formaggi, situazione più o meno difficile nell’industria di trasformazione con possibilità di eccedenze di latte conferito e revisione dei contratti, difficoltà a vendere le capre da riforma e soprattutto i capretti nonostante l’imminenza delle festività pasquali.

Gestire i volumi di latte prodotto 

In questa situazione particolare, ogni allevatore, tenuto conto del proprio sistema (trasformazione in formaggi o vendita latte, circuito di commercializzazione proprio se trasformatore o della propria latteria se conferente) è chiamato a calibrare in modo più o meno drastico la produzione del suo gregge. Nel caso della vendita di latte ogni decisione tecnica deve essere discussa e condivisa con il servizio produzione della propria latteria.
Di seguito saranno indicate delle soluzioni tecniche che permetteranno di gestire i volumi di latte prodotto nel vostro allevamento, preservando la capacità di recuperare in produzione non appena la situazione lo permetterà.
Ogni soluzione comporta delle conseguenze a più o meno lungo termine. Essendo difficile prevedere la durata della crisi in corso, conviene quindi preferire delle soluzioni che non penalizzino la produzione al di là di qualche mese. Per questo conviene mantenere la consistenza attuale del gregge in produzione.

 

Agire sulla mungitura

Passare tutto o una parte del gregge in monomungitura

Passare alla monomungitura determina una riduzione della produzione dal 12 al 15%, con punte fino al 30% in alcuni greggi. La monomungitura si può effettuare dall’inizio della lattazione sulle multipare e dopo 4 o 5 settimane di lattazione sulle primipare. Questa soluzione può essere realizzata qualunque sia il periodo dei parti ed il ritorno alla bi mungitura permette di recuperare una parte di produzione inizialmente perduta. Per questo la monomungitura è la soluzione da privilegiare nella situazione attuale.

Agire sulla riproduzione

Eliminare la riforma o asciugare precocemente

L’impatto della riforma o dell’asciutta precoce dipenderà sicuramente dal livello produttivo delle capre da asciugare e/o riformare. Tale impatto può essere debole, per esempio asciugare 1/3 di un gruppo, determina una riduzione della produzione dal 20 al 25% in media. D’altra parte vendere capre da riforma in questo periodo può risultare difficile, diventa quindi fondamentale asciugarle e ridurre il loro regime alimentare.

Quali animali scegliere?

In primo luogo asciugare gli animali previsti per la riforma. In seguito fare una scelta tra gli animali eventualmente messi alla riproduzione in primavera. In questo momento, cioè prima della riproduzione primaverile, è impossibile fare scelte sulla gravidanza, conviene quindi destinare all’asciutta le capre meno produttive, con un alto livello cellulare e quelle con un basso livello sanitario.

Come asciugare?

Una volta scelti e messi in gruppo gli animali da asciugare, passare a foraggi di scarsa qualità (graminacee ad avanzato stadio di raccolta o paglia), sopprimere i concentrati proteici gradualmente in 1 settimana, mantenendo i concentrati energetici (300 grammi di cereali) e l’integrazione minerale.
Non eliminare mai completamente l’apporto di cereali, d’acqua e dei rulli di sali.
Dopo l’asciutta mantenere 200-400 grammi di cereali a seconda dei fabbisogni della capra (accrescimento delle primipare) e del suo stato corporeo.

Mettere alla riproduzione capre inizialmente destinate alla lattazione lunga

La pratica della lattazione lunga è sempre più diffusa, nel caso una parte del gregge abbia subito il trattamento luminoso piuttosto che mantenerle in lattazione lunga conviene metterle alla riproduzione primaverile ed asciugarle prima. In questo modo si ridurrà la produzione estiva, periodo probabilmente ancora toccato dalla crisi attuale.

Agire sull’alimentazione

Ridurre gli apporti alimentari permette di ridurre la produzione. Tuttavia dopo il calo sarà difficile ripristinare il livello produttivo ritornando ad una alimentazione più ricca. Per questo conviene applicare questa strategia ad animali destagionalizzati o in lattazione lunga, quindi potendo non su animali in stagione attualmente al picco produttivo.

Un’altra strategia è di calibrare la razione al reale livello produttivo del gruppo soprattutto le scarse produttrici, questo non comporterà riduzioni delle produzioni, ma almeno un risparmio sull’alimentazione.

Rivedere l’utilizzo dei foraggi

Le riserve di foraggio sono ai loro minimi in questa stagione, è quindi a volte difficile agire su questa strategia. Tuttavia in alcune regioni i primi tagli avverranno tra poche settimane, sarebbe quindi interessante fare una scelta dei foraggi e destinare i peggiori alla fase di riduzione produttiva ed i migliori al periodo di ripresa della produzione.

Ridurre l’apporto dei concentrati

Nelle razioni più diffuse, gli alimenti che hanno più impatto sulla produzione a breve termine sono i concentrati proteici. Conviene quindi ridurne gradualmente l’apporto (per tranche di 50 grammi per i nuclei al 33-35% PG e di 100 grammi per i mangimi completi 18-20% PG) e osservare l’incidenza sul tank del latte. Una volta ottenuta la riduzione di latte bisogna calibrare la quantità di concentrati energetici (cereali). Un consiglio pratico può essere quello di mantenere lo stesso rapporto quantità di concentrati/litro di latte prima e dopo la riduzione dei concentrati proteici.

Rivedere l’uso del latte

Possibilità di distribuire del latte di capra ai capretti ed alle caprette da rimonta

Si tratta di utilizzare il surplus di latte prodotto dal gregge e di conservare lo stock già acquisito di latte in polvere per la prossima stagione di parti (assicurandosi delle buone condizioni di conservazione e della data di scadenza). Per le caprette da rimonta porre attenzione agli eventuali rischi sanitari che il latte materno potrebbe trasmettere alla rimonta (CAEV, micoplasmi, linfo adenite caseaosa, paratubercolosi).

Conservare il latte e trovare alternative di mercato

Per le aziende che trasformano il proprio latte in caseificio, oltre alle soluzioni tecniche elencate al punto precedente, una serie di azioni possono essere messe in atto sia per aumentare la durata di conservazione dei prodotti caseari per superare il periodo di crisi, sia per rivedere la strategia di commercializzazione con azioni alternative temporanee.

 

Trovare forme di conservazione del latte in caseificio

Trasformare una parte di latte in formaggi presamici (caciotte)

Questa soluzione permette di superare il picco di massima produzione proponendo ai clienti un prodotto differente che necessita di numerose settimane di stagionatura. Questa soluzione è proponibile se il caseificio ha già in uso la tecnologia presamica, il materiale necessario (caldaia e cantina di stagionatura) e una serie di accorgimenti per evitare di perturbale le lavorazioni lattiche (variazioni di temperatura, miscele delle relative flore di stagionatura).

Congelare le cagliate lattiche ed i formaggi presamici

La congelazione della cagliata lattica dopo sgocciolatura è una pratica frequente utilizzata per ripartire nel tempo la produzione casearia, soprattutto negli allevamenti che non destagionalizzano. La cagliata congelata viene in seguito mescolata alla cagliata fresca in proporzioni variabili. Anche il congelamento delle caciotte fresche o stagionate è una tecnica applicabile con successo.

Conservare i formaggi sotto vuoto in frigorifero

La conservazione sotto vuoto in cella frigorifera (+4°C) è un sistema interessante che aumenta i tempi di conservazione dei formaggi una volta raggiunto lo stadio ottimale di stagionatura. È adatto a tutti i tipi di formaggio, ma è interessante per le lattiche fresche o stagionate che mal sopportano la congelazione. Chiaramente il caseificio deve essere attrezzato della necessaria tecnologia.

Trovare alternative temporanee alla commercializzazione

Stoccare i propri prodotti caseari

Recensire tramite ATS l’eventuale possibilità di stoccare i vostri prodotti presso siti autorizzati (cantine di stagionatura, caseifici, mercati, …).
Valutare la convenienza del possibile noleggio di celle presso ditte specializzate.

Trovare altre forme di commercializzazione

Vendita diretta in azienda: introdurla (se non praticata) o incentivarla (rafforzare la clientela con campagne promozionali e di solidarietà per i produttori locali).
Consegne a domicilio: individuale, o in comune con altri produttori, o con altre produzioni (trovare forme di promozione del servizio con servizi specifici per la situazione di confinamento dei clienti).

Nei negozi specializzati o nella GDO: chiedere azioni solidali con cessione di spazi dedicati ai prodotti locali. Nei (pochi) ristoranti attivi con consegne a domicilio: proporre azioni solidali a sostegno dei prodotti locali. Fare donazioni di prodotti caseari:
Tramite associazioni di volontariato che si occupano della ristorazione per i meno abbienti.

 

Traduzione del documento prodotto dall’Institut de l’Elevage IDELE a cura di Guido Bruni. Per ulteriori informazioni: +39 339 78 01 527 g.bruni@aral.lom.it

Fonte: A.R.A. Lombardia, DEMOCAPRA