Continua la discussione tra giornalismo d’inchiesta, organizzazioni dell’agroalimentare e associazioni animaliste. Dopo la nuova puntata del programma di informazione RAI “Indovina chi viene a cena” del 26 aprile, dedicata a carne e latte etichettati e certificati “benessere animale”, anche la Compassion in Word Farming ha voluto esprimere la sua opinione sui temi trattati.

Riportiamo di seguito il testo integrale della newsletter inviata dalla CIWF questa mattina.

I rischi dell’etichettatura ingannevole in prima serata su RAI 3

Ieri sera, su Rai 3, il programma di informazione “Indovina chi viene a cena” – con cui abbiamo collaborato anche fornendo immagini sul trasporto di animali vivi – ha affrontato un tema centrale per il diritto alla libertà di scelta dei consumatori e la tutela del benessere degli animali negli allevamenti: l’etichettatura per i prodotti di origine animale.

La video inchiesta di Sabrina Giannini ha analizzato con lucidità le lacune informative dei sistemi di etichettatura e ha offerto una visione completa e, purtroppo, poco rassicurante della trasparenza sul tema del benessere animale.

La nostra petizione chiede proprio di colmare queste lacune e ottenere un sistema di etichettatura che certifichi in maniera trasparente, chiara e completa, anche indicando il metodo di allevamento, in che modo hanno vissuto gli animali da cui derivano carne, latticini e uova.

Non ci bastano informazioni parziali

Purtroppo ancora oggi la maggior parte dei prodotti che acquistiamo proviene da allevamenti intensivi che limitano seriamente la possibilità degli animali di esprimere i loro comportamenti naturali: ma questo tipo di informazione non viene comunicata e il rischio di etichette ingannevoli è reale.

In quale sistema hanno vissuto questi animali? Sono stati costretti a vivere in gabbia senza potersi nemmeno muovere o erano liberi di pascolare?

Non lo sappiamo e se non facciamo subito qualcosa non lo sapremo mai.

L’etichettatura secondo il metodo di allevamento è infatti l’unico strumento che può orientare le scelte dei consumatori verso un consumo consapevole e più rispettoso degli animali.

Aiutaci a ottenere un’etichettatura su più livelli che indichi a chiare lettere il metodo di allevamento e la presenza o meno di gabbie!

Vogliamo vederci chiaro

L’etichettatura rappresenta inoltre un’opportunità di valorizzare gli allevatori virtuosi e, per noi, di sostenerli.

Quando vediamo sigle come DOP, IGP e STG sappiamo che si riferiscono a prodotti associati alle eccellenze del Made in Italy, ma cosa ci dicono queste sigle riguardo al benessere animale?

Non ci dicono se è previsto l’uso di gabbie, non ci dicono se un allevamento è intensivo oppure no.

Un’etichettatura su più livelli, l’indicazione dei diversi metodi di allevamento e l’introduzione di criteri ambiziosi, soprattutto per gli allevamenti al coperto, sono strumenti fondamentali per avere la libertà di decidere cosa acquistare e cosa lasciare sugli scaffali.

Se davvero la volontà italiana ed europea è quella di prendere seriamente in considerazione il benessere animale, pretendiamo di avere un sistema di etichettatura completo. Pretendilo insieme a noi.

Lo pretendo

Grazie per essere ancora una volta dalla parte degli animali,

Annamaria Pisapia
Direttrice CIWF Italia