Sì dubbi e certezze, perché noi della SIB riteniamo che la mission di un congresso nazionale di una Società scientifica sia aggiornare i Soci sullo “stato dell’arte” delle conoscenze nei vari ambiti della buiatria, attraverso il confronto con docenti e liberi professionisti di “chiara fama”, ma anche chiedersi se i “paradigmi” universalmente condivisi siano ancora utilizzabili. Paradigma è un concetto molto esaustivo, coniato da Thomas Kuhn nel 1962 nella sua opera “la struttura delle rivoluzioni scientifiche”, che definisce una conoscenza universalmente condivisa sia dalla comunità scientifica che da quella dei professionisti che condiziona lo sviluppo tecnologico di un determinato settore d’attività.
L’appena concluso 49° Congresso della Società Italiana di Buiatria ha certamente centrato questo obiettivo e aperto prospettive nuove all’esercizio della professione di buiatra. Significativa ed importante la presenza dei giovani e degli studenti. La SIB sta dedicando a questi ultimi molto tempo, raggiungendoli negli Atenei dove stanno completando il loro percorso formativo per diventare buiatri. La rapida evoluzione delle filiere dei ruminanti da latte e della carne sta aumentando la domanda di buiatri sempre più preparati ed aggiornati ma, soprattutto, con una “forma mentis” predisposta ad accettare, se non ad anticipare, il cambiamento e l’innovazione.
Significativa è stata quest’anno la scelta del consiglio direttivo della SIB di trasformare l’ormai storico momento del “Premio Fabio Ferrara”, un collega buiatra scomparso ormai anni fa, in una “student competition” ossia una “gara” tra le migliori tesi fatte su argomenti buiatrici. Le 23 tesi ammesse al concorso hanno messo in grande difficoltà il comitato scientifico della SIB nel redigere una graduatoria, vista la grande qualità di ognuna di esse. Alla fine il premio è stato assegnato a Giovanni Gallina per la sua tesi di laurea sul “Monitoraggio quali-quantitativo del consumo di antibiotico nell’allevamento del bovino da ristallo”. Seconda classificata la tesi di Fabio Bertoni dal titolo “Rilievi al macello delle patologie podali e delle alterazioni della conformazione dell’unghione in bovini da carne allevati nel nord Italia”. Terzo classificato il lavoro di Elisabetta De Luca sui “Biomarcatori dell’ossidazione proteica nelle secrezioni uterine al termine del puerperio nella bovina da latte”.
Andrè Desrochers, dell’Università di Montreal (Canada), ha fatto un importante focus sulle patologie chirurgiche dell’apparato locomotore, utilizzando un taglio estremamente pratico per aggiornare e condividere con i partecipanti le sue relazioni sullo “stato dell”arte” della diagnostica e della terapia delle patologie dell’apparato locomotore del bovino. Di grande qualità anche l’intervento di Marco Russo, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle potenzialità offerte dal color doppler in ginecologia buiatriaca. E’ stato affrontato anche l’attuale e alquanto complesso tema dell’uso razionale degli antimicrobici al fine di ridurre significativamente il rischio dell’antibiotico resistenza, “piaga” sanitaria che se non gestita fa prevedere 10.000.000 di morti nel 2050. Norma Arrigoni, dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, e Giuliano Pisoni, della Zoetis, rispettivamente nel corso di un intervento e di un simposio satellite, hanno dato indicazioni estremamente pratiche ma argomentate su come razionalizzare questo importante tema di sanità pubblica.
Quasi un congresso nel congresso la sessione dedicata all’allevamento delle bufale, coordinata dal nostro consigliere Gianluca Neglia e a cui hanno partecipato mediamente oltre 70 colleghi.
Durante la mattinata i lavori si sono incentrati su una delle maggiori criticità aziendali: il management della vitellaia ed il ruolo del veterinario. Emanuela Sorgia, veterinario libero professionista, ha aperto i lavori con un’interessantissima relazione sul management della vitellaia bovina. La Sorgia ha messo in evidenza come negli ultimi anni sia notevolmente cresciuta l’attenzione per questa sezione dell’allevamento e come, apportando semplici modifiche strutturali e di materiali, e attraverso un’opportuna formazione del personale, sia possibile ottenere miglioramenti significativi in termini di riduzione della mortalità e miglioramento delle performance di accrescimento. A seguire Claudia Spoleto, libero professionista operante nella piana del Sele, ha sottolineato le differenze esistenti nel management della vitellaia bufalina, tra cui il sovraffollamento causato dalla stagionalità, la maggiore sensibilità al rame, le scarse performance in seguito all’utilizzo di “latti senza latte” ed i maggiori tempi necessari per lo svezzamento (3 mesi vs i 2 del vitello bovino da latte). A chiudere la sessione mattutina del convegno, Ester de Carlo, Direttore del “Centro di referenza nazionale sull’igiene e le tecnologie dell’allevamento e delle produzioni bufaline” dell’IZSM di Salerno, ha illustrato i principali agenti patogeni che possono essere responsabili di mortalità dei vitelli, ponendo l’accento sulle misure di biosicurezza da applicarsi in azienda per cercare di ridurre i fenomeni.
Nel pomeriggio, la sessione bufalina ha ripreso i lavori con Antonio Natale, medico veterinario libero professionista della provincia di Caserta che, nella sua relazione, ha riportato diverse esperienze di chirurgia addominale, corredate da interessanti video, mettendo in evidenza le peculiarità anatomiche della specie ed i conseguenti necessari adattamenti delle tecniche. Infine, a chiusura della giornata, Giorgio Antonio Presicce, dell’ARSIAL, ha riportato le ultime conoscenze in materia di management riproduttivo della mandria bufalina, con particolare riferimento all’applicazione di protocolli di sincronizzazione degli estri ed inseminazione strumentale.
Letteralmente “scioccante”, piena di spunti di riflessione e di concetti innovativi, la sessione dedicata alle endotossicosi, o meglio al ruolo che possono avere, ed hanno, i lipopolisaccardi sul metabolismo della bovina da latte e sulla sua salute e fertilità. Erminio Trevisi, dell’Università Cattolica di Piacenza, e Burim Ametaj, dell’Università di Alberta (Canada), rappresentano oggi le massime autorità scientifiche mondiali su questo complesso argomento di fisio-patologia bovina. Il meccanismo di produzione ruminale delle endotossine ed il “riassetto metabolico” di cui sono responsabili mettono a dura prova il consolidato paradigma della correlazione positiva che esiste tra l’energia della razione e la fertilità delle bovine da latte. Argomento che merita approfondimenti di ricerca e di applicazione pratica in allevamento da parte dei nutrizionisti.
Di grande interesse anche l’intervento di Marnie Brennan, dell’università di Nottingam (UK), sulla Evidence-Based Veterinary Medicine (EBVM). La Brennan ha spiegato con esempi molto pratici le difficoltà che la clinica incontra nel confrontarsi con le evidenze scientifiche, nel selezionarle ed armonizzarle con l’esperienza professionale. Questa collega ci ha dato anche molti spunti su come ristrutturare l’aggiornamento permanente di noi buiatri. Un sentito ringraziamento va Luca Acerbis che ormai ogni anno ci aggiorna su come il mondo e il sentire collettivo si stanno evolvendo. Un grazie va anche a tutte quelle aziende “vicine” alla nostre Società Scientifiche e che ci permettono di onorare la nostra mission e di creare momenti di confronto e aggiornamento riservati ai buiatri. Quindi grazie a Ceva e Zoetis che ci hanno sostenuto come gold sponsor. Ai silver sponsor Calier, Chemifarma, Elanco, Fatro, F2 Diagnostic, Idexx, Izo, Livisto, MSD, Npm tech, Ozolea, Vetoquinol, Virbac e Zac. Ed infine grazie anche a Boehringer Ingelheim e Tecnozoo.
Il prossimo anno la SIB festeggerà i suoi 50 anni a Bologna, dal 10 al 13 Ottobre, insieme al General Meeting dell’European College of Bovine Health Management (ECBHM) e quindi con tanti colleghi italiani e stranieri, tutti uniti dalla comune passione per la buitria ed i suoi mille volti.