Il Covid-19 ha investito pesantemente un’economia già indebolita, sia a livello mondiale che italiano: secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il PIL mondiale dovrebbe contrarsi del 3% nel 2020, mentre il PIL italiano diminuirà del 9,1%.
Questo contesto depressivo è accentuato dalle previsioni al ribasso del commercio internazionale, che nel caso dell’agroalimentare italiano, sono aggravate dal blocco a livello mondiale del canale Horeca, uno dei principali driver delle esportazioni italiane nel comparto. Anche sul mercato interno l’elemento negativo più evidente per la domanda di generi agroalimentari è il blocco del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici. Le imprese più colpite sono quelle di gamma più alta (si pensi al vino) ma anche alcune realtà legate al territorio, alla ristorazione locale, gli agriturismi.
Nel mercato nazionale anche nel secondo mese di restrizioni (da metà marzo a metà aprile) le vendite al dettaglio di prodotti alimentari confezionati hanno continuato a crescere a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+18%) e, nel complesso, sono cresciute anche rispetto al primo mese di emergenza di un ulteriore 3%.
In questo quadro si segnala un’inattesa crescita, rispetto al 2019, degli acquisti nel periodo pasquale.
Tuttavia, al di là della fiammata pasquale, nel corso del mese di aprile sembra emergere una tendenza alla “normalizzazione” delle vendite, con incrementi minimi o nulli rispetto alle settimane precedenti. L’effetto si deve a una certa saturazione delle dispense e, forse, soprattutto nel Mezzogiorno, alla crisi di liquidità di alcune famiglie.
In questa seconda fase, le evidenze principali sono le seguenti:
- Il boom del delivery (+160%) la cui crescita è stata limitata non dalla effettiva domanda – che sarebbe stata ben più alta – ma dalla capacità di soddisfarla.
- La riscossa degli esercizi commerciali di prossimità che hanno organizzato in fretta anche loro la “consegna a domicilio”.
- Un sostanziale cambio delle preferenze d’acquisto dei consumatori che, una volta preso atto dell’assenza di possibili crisi di approvvigionamento, hanno virato dai prodotti stoccabili agli ingredienti per cucinare (uova, farina, olio, lievito, mozzarella, ecc.): cucinare in casa è diventato così non solo un modo per mangiare bene ma anche per passare il tempo con la famiglia.
- La parziale rivincita dei vini che, se nella prima fase avevano segnato il passo rispetto ad altri prodotti, nella seconda fase hanno fatto registrare incrementi del 15% su base annua, sebbene l’incremento abbia favorito soprattutto prodotto di gamma media o bassa.
Sul fronte della produzione, si assiste a un certo consolidamento anche di quelle filiere che nei primi giorni di crisi erano state penalizzate da problemi organizzativi, soprattutto sul fronte della logistica. Questo non significa che l’agroalimentare non abbia subito pesanti ripercussioni, ma molte delle iniziali emergenze sono generalmente rientrate del tutto o parzialmente. Vanno comunque segnalati costi leggermente più alti sull’approvvigionamento di materie prime, conseguenti al fatto che i vettori, a causa del blocco di numerosi settori, non sempre riescono a garantire il pieno carico ai TIR sia all’andata che al ritorno.
Ogni filiera, peraltro, è alle prese con specifiche questioni.
Per l’ortofrutta, il tema più rilevante è quello dell’organizzazione della manodopera, in vista delle campagne di raccolta. Inoltre, le gelate che hanno colpito pesantemente alcune aree a inizio aprile, potrebbe lasciare strascichi non trascurabili sulle produzioni di frutta estiva.
Nel settore lattiero-caseario sono i dubbi sull’export e la contemporanea mancata domanda del canale Horeca a generare preoccupazione, oltre che evidenti cali di prezzo (anche a doppia cifra) sia dei formaggi grana sia del latte alla stalla.
Nel settore della carne ovina, l’arretramento delle vendite nel periodo pasquale (-15% per gli agnelli) ha impattato duramente sulle aziende del settore, per le quali l’andamento delle vendite del periodo è determinante per il risultato dell’intera annata. Mentre per il latte ovino al momento non sembrano esserci problemi rilevanti nonostante una produzione in rilevante crescita del Pecorino Romano.
La domanda di carni avicole, dopo le prime settimane di crisi nelle quali si è registrato un deciso incremento, in aprile ha fatto segnare un sensibile ridimensionamento, fino a tornare gradualmente nella norma, con il conseguente riallineamento anche delle quotazioni all’origine.
Nella filiera delle carni bovine, la chiusura del canale Horeca ha azzerato uno sbocco importantissimo per alcune referenze (tagli di maggior pregio e altri destinati alla produzione di hamburger) e ciò ha comportato una profonda riorganizzazione dei propri circuiti distributivi e ripercussioni sui listini sia degli animali vivi che delle carni.
La filiera suinicola registra fenomeni contrastanti: da un lato, è cresciuta la richiesta presso la GDO sia di prodotto preconfezionato sia di tagli del fresco; dall’altro, la chiusura dell’Horeca e la minore operatività degli impianti di macellazione e di lavorazione spinge al ribasso i prezzi all’origine soprattutto dei suini pesanti del circuito delle produzioni tipiche.
Per la filiera del vino il protrarsi del lockdown conferma il persistere delle difficoltà già osservate nelle fasi iniziali di contenimento della pandemia, con un settore che procede a due velocità: da una parte le aziende che lavorano con la GDO hanno proseguito le attività e le vendite; dall’altra, quelle che hanno come destinazione prevalente il canale Horeca hanno visto azzerati ordini e pagamenti.
Nel settore dei cereali, si conferma l’aumento dei listini sia del frumento duro sia del frumento tenero anche rispetto a metà marzo, e con essi, di quelli delle relative farine. In calo, viceversa, il prezzo del mais anche
sia per l’abbondante disponibilità sia per le sue connessioni con il mercato del petrolio.
Il settore agrituristico si colloca trasversalmente rispetto alle filiere analizzate in precedenza ma, in considerazione del peso ormai raggiunto nel contributo alla produzione di valore dell’agricoltura, è importante
valutare quale può essere l’impatto del Covid-19. Su questo fronte, non è difficile immaginare che la situazione di straordinaria emergenza che si è venuta a creare a seguito della diffusione del Covid-19 avrà delle ricadute drammatiche sul comparto agrituristico italiano. Tra la perdita pressoché totale dei flussi turistici di provenienza straniera, la caduta del picco dell’emergenza proprio a cavallo tra i due ponti del 25 aprile e del 1° maggio oltre che della Pasqua e, infine, la cancellazione buona parte delle visite delle scuole nei circa 1.500 agriturismi che sono anche fattorie didattiche e che risultano concentrate prevalentemente nei mesi di aprile e maggio, è possibile ipotizzare che per il 2020 la perdita del settore possa aggirarsi nel complesso attorno al miliardo di euro.