Il mercato del latte europeo è stato investito da una profonda crisi dovuta ad un prezzo del latte alla stalla molto basso. I fatti salienti che lo hanno determinato, o meglio giustificato, sono stati l’embargo Russo (un mercato di 144 milioni di persone) ad Agosto 2014 e la fine del regime quote latte ad Aprile 2015. Molti analisti predissero che questi due eventi avrebbero portato un calo della domanda e un aumento della produzione del latte in Europa anche a due cifre e che questo avrebbe causato un corto circuito e di conseguenza il crollo del prezzo del latte alla stalla. Si sa che delle crisi c’è chi si approfitta e l’industria del latte ha nel 2015, e probabilmente anche nel 2016, fatto bilanci record.

Ci sono state flessioni nella domanda ma la materia prima latte a prezzi bassissimi ha favorito le performance economiche dell’industria lattiero-casearia europea dando un enorme vantaggio specialmente ai due colossi francesi che ne hanno praticamente il monopolio. Si dice però che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Gli addetti ai lavori ben sanno quali difficoltà ci sono nell’aumentare la produzione pro-capite di latte anche di un solo litro e per incrementare rapidamente la produzione di un allevamento bisogna solo comprare riproduttori. Ma da dove?

Sta di fatto che la produzione del latte in Europa nel 2016 non è aumentata mentre in alcune nazioni importanti come la Francia, la Germania e l’Inghilterra è addirittura calata. Rimane misterioso l’aumento a due cifre dell’Olanda che non ci risulti abbia importato così tanti animali da giustificare questo incremento produttivo. Anche giganti del latte come Australia e Nuova Zelanda hanno avuto un consistente calo produttivo e la Cina continua ad importare quantità crescenti di latte. Le previsioni di analisti più o meno indipendenti sugli esuberi produttivi europei sono state quindi smentite e il 2017 è iniziato con un prezzo medio europeo di circa 32 centesimi e con un rinnovo favorevole dei contratti del latte in Italia, almeno fino ad Aprile.

Una nube fosca, pericolosa e insidiosa sta investendo però l’Italia cioè il calo dei consumi non già per ragioni economiche ma per motivazioni etiche e salutistiche. Questa nuova crisi ha messo sulla stessa “barca” allevatori, indotto e industria del latte imponendo per sopravvivere di remare tutti nella stessa direzione e cioè produrre un latte più rispettoso dei diritti delle bovine e con un minore impatto ambientale (latte etico).  Questo inevitabile e previsto mutato bisogno dei consumatori necessita di piccoli e grandi investimenti per rendere più efficienti gli allevamenti dal punto di vista tecnico ed economico con un più razionale accesso al credito bancario.

Di questi importanti temi si discuterà con Stefania Bonaldi, Aldo Bellandi, Angelo Marazzi, Alessandro Fantini, Gelati Miledi nel convegno organizzato da Ruminantia® e il Nuovo Torrazzo “ l’impresa zootecnica nel mercato globale” a Crema il 7 Marzo 2017.