Grana Padano e Parmigiano Reggiano rappresentano due cosiddette eccellenze del Made in Italy. I due colossi sono “consorzi”, cioè un gruppo di produttori che lavorano insieme seguendo le stesse regole per produrre lo stesso prodotto DOP. Hanno un fatturato di quasi 5 miliardi di euro l’anno ed esportano circa il 40% della loro produzione in Ue, negli Stati Uniti e in Cina.
Grana Padano e Parmigiano Reggiano utilizzano circa il 40% della produzione italiana di latte, ma come vivono le loro vacche? Come Ciwf Italia Onlus, nell’estate 2017 abbiamo condotto una video-inchiesta in alcuni allevamenti che forniscono il latte ai due consorzi. Quello che abbiamo trovato sorprenderà molti consumatori, che associano l’alta qualità di un prodotto ad alti livelli di benessere animale e sostenibilità ambientale.
Negli allevamenti che sono stati oggetto dell’investigazione, le vacche da latte di Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono tenute permanentemente in stalla, senza avere effettivo accesso al pascolo. Nella grande maggioranza dei casi, infatti, gli allevamenti che forniscono il latte ai due consorzi sono allevamenti intensivi a pascolo zero. L’attività del pascolare è fondamentale per degli erbivori ruminanti come le vacche e l’impossibilità di esprimere i propri comportamenti naturali è causa di sofferenza per questi animali, che abbiamo trovato confinati in ambienti squallidi, in uno stato generale di depressione.
Abbiamo trovato vacche magrissime, alcune scheletriche, sovrasfruttate. In particolare, nel caso del Grana Padano, la magrezza è riconducibile alla selezione genetica, volta ad aumentare la performance produttiva degli animali.
Alcune vacche presentavano lesioni ed escoriazioni, dovute a strutture inadeguate: box troppo piccoli, passaggi troppo stretti, che non consentono alle vacche di passare comodamente, oltre a spigoli vivi e basamenti scivolosi causa di ferite e zoppie. Alcune erano malate e avrebbero dovuto ricevere cure appropriate.
Dall’investigazione è emerso, inoltre, che le vacche da latte degli allevamenti da cui proviene il latte di Grana Padano e Parmigiano Reggiano vengono nutrite anche con soia OGM.
Riteniamo inaccettabile che due prodotti d’eccellenza quali sono considerati Grana Padano e Parmigiano Reggiano possano essere realizzati con una così scarsa attenzione ai livelli di benessere animale e sostenibilità ambientale.
Per questo chiediamo che i due consorzi, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, attivino entro la fine del 2018 un programma che garantisca al più presto almeno 100 giorni di pascolo all’anno per le vacche, proibendo il sistema alla catena e attivando allo stesso tempo il monitoraggio del benessere animale.
Quale alternativa?
Sfortunatamente, come la stragrande maggioranza dei formaggi italiani, quasi tutti i formaggi Grana Padano e Parmigiano Reggiano provengono da vacche allevate a pascolo zero. In Italia purtroppo, nemmeno la certificazione biologica UE garantisce sempre la possibilità effettiva di pascolare agli animali.
È quindi una triste realtà: ad oggi, in Italia, i consumatori non hanno la possibilità di scegliere prodotti realizzati in modo più rispettoso, con una maggiore attenzione al benessere animale e all’ambiente, perché – a parte per il biologico, regolato da norme europee – per i prodotti lattiero-caseari non esiste nessun tipo di etichettatura, né obbligatoria né volontaria, sul metodo di produzione. Per questo abbiamo iniziato una petizione che chiede al Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che sia introdotta al più presto almeno un’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento per questo tipo di prodotti. Per dare ai consumatori la possibilità di sapere come sono state allevate le vacche e poter scegliere.
In attesa di una etichettatura chiara e trasparente, consigliamo a chi desidera consumare formaggi di animali allevati in maniera più rispettosa di consumare prodotti biologici, ma solo dopo essersi informati presso l’azienda produttrice per ricevere garanzie in merito all’accesso effettivo al pascolo degli animali.
In alternativa, perché non provare un prodotto vegano? I prodotti vegani alternativi al formaggio grattugiato sono disponibili online e nei negozi specializzati.
Fonte: CIWF
Di seguito la risposta del Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano e del Consorzio Tutela Grana Padano
Alle luce degli attacchi da parte dell’Associazione CIWF, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ritiene opportuno rilasciare le seguenti dichiarazioni per fare chiarezza e smentire le accuse di mancanza di attenzione alle problematiche relative al benessere animale.
Non è vero che si può parlare di maltrattamento animale per la filiera del Parmigiano Reggiano.
L’Associazione CIWF ci accusa di maltrattare le vacche destinate alla produzione del nostro prodotto. Un’accusa che è insostenibile sotto tutti i punti di vista. Gli allevamenti della filiera del Parmigiano Reggiano sono infatti sottoposti ai controlli dei veterinari come previsto dalla normativa vigente europea. Non esiste alcun “maltrattamento animale” in quanto gli standard dettati dalla legge sono ampiamente rispettati. La nostra filiera è sottoposta a controlli e si attiene scrupolosamente alla normativa in materia di benessere animale.
Il quadro emerso dal reportage di CIWF non rappresenta la realtà del nostro comparto.
Il quadro emerso dal reportage di CIWF è relativo ad un campione non significativo e non rappresenta in alcun modo la filiera del Parmigiano Reggiano. Il reportage ha preso infatti in considerazione solo 9 stalle, mentre gli allevamenti che producono il latte per le due DOP sotto accusa sono oltre 8.000 (3.000 relativi al Parmigiano Reggiano). Gli esempi riportati corrispondono pertanto all’1 per mille degli allevamenti di entrambe le filiere. Il Consorzio prende atto dell’esistenza di questi casi isolati e auspica una verifica da parte delle autorità competenti per quanto riguarda la rispondenza agli standard previsti dalla normativa europea. Si tratta di esempi non virtuosi che il Consorzio condanna e che non rappresentano in alcun modo il grado di benessere animale che sta alla base della produzione della nostra DOP.
La filiera del Parmigiano Reggiano non è una realtà industriale: il nostro allevamento non può essere definito “intensivo”.
La filiera del Parmigiano Reggiano è composta da 3.000 allevamenti: si tratta di realtà per lo più a carattere familiare per le quali non si può parlare assolutamente di allevamento intensivo. Basti pensare che la dimensione media degli allevamenti è di 85 capi per azienda e che la quantità di latte prodotta per ciascun capo l’anno è pari a circa 65/70 quintali, valore estremamente inferiore a quello dei principali distretti europei vocati al latte bovino.
Inoltre, il 30% degli allevamenti è localizzato in aree montuose dove è impossibile qualsiasi forma di allevamento intensivo. La presenza di tali realtà ha un valore anche sociale perché la produzione del nostro formaggio permette alle comunità montane di sopravvivere e crea un indotto economico in aree svantaggiate.
Il Consorzio Parmigiano Reggiano, non solo rispetta la normativa sul benessere animale, va oltre, fissando un’alimentazione rigida per garantire alle bovine uno stato di salute ottimale.
Il benessere delle bovine è essenziale per la produzione della nostra Dop. Per fare un buon formaggio, occorre partire da una materia prima eccellente. È quindi interesse di tutta la filiera che le bovine siano in ottima forma per produrre latte di qualità, indispensabile per mantenere gli standard elevati della produzione del Parmigiano Reggiano. Gli allevamenti, non solo rispettano la normativa europea sul benessere animale, il nostro disciplinare di produzione va oltre, imponendo una dieta specifica che assicura alle bovine il giusto apporto nutrizionale per garantire uno stato di perfetta salute. Il nostro disciplinare prescrive l’uso prevalente di foraggi locali. Almeno il 50% dei foraggi utilizzati devono essere prodotti dalla stessa azienda produttrice di latte, e almeno il 75% deve essere di provenienza dalla zona d’origine. La razione alimentare delle vacche prevede inoltre l’uso di mangimi vegetali a base di cereali quali orzo, frumento, mais. Sono assolutamente vietate materie prime di scarsa qualità come i sottoprodotti dell’industria alimentare, le farine di pesce e le farine di carne. È vietato inoltre l’uso di foraggi fermentati, come gli insilati di mais. Queste norme così stringenti sono essenziali e hanno contribuito a rendere il Parmigiano Reggiano uno dei prodotti italiani più conosciuti ed amati nel mondo.
Le funzioni e gli obiettivi del Consorzio.
Nel disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano non si parla di benessere animale perché tale variabile non rientra nei compiti attribuiti al disciplinare di produzione ed è regolamentato da una specifica normativa europea. Esistono leggi e controlli che assicurano che ci sia il massimo rispetto per gli animali: sono queste regole a garantire che non ci sia alcuna forma di maltrattamento. Il disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano, approvato con Regolamento Europeo, ha la funzione di spiegare il legame con il territorio e di tutelare la qualità specifica del prodotto finito. In particolare, il Consorzio ha il compito di difendere e tutelare la denominazione di origine e di promuovere il Parmigiano Reggiano per favorirne il consumo. Nonostante ciò il Consorzio è particolarmente sensibile al tema della qualità della vita delle bovine e si sta impegnando in un progetto di certificazione e trasparenza del benessere animale per implementare un sistema di certificazione. Il modello è quello del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA) con sede presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna, sezione di Brescia. Il primo passo sarà quello di mappare il benessere della filiera, grazie al contributo di veterinari accreditati, per poi procedere all’implementazione di un vero e proprio sistema di certificazione del benessere animale. L’attenzione al benessere animale è già una realtà per il nostro comparto: l’attenzione dei consumatori a questi temi ci ha spinto ad investire in un progetto per avere una vera e propria certificazione da un ente terzo riconosciuto in Italia come punto di riferimento per la materia.
Le nostre bovine vivono bene.
Non c’è una relazione assoluta tra pascolo e benessere. Nelle stalle della nostra filiera le vacche hanno un riparo, uno spazio adeguato per muoversi e per riposare, una buona ventilazione, acqua per abbeverarsi, un’alimentazione corretta, doccette per bagnarsi. Non c’è una correlazione diretta tra pascolo e “vita felice” della bovina. Se il pascolo può essere la soluzione ottimale per alcune aree geografiche e latitudini d’Europa (e comunque diverse decine di nostri allevamenti lo praticano), nelle estati torride che caratterizzano il nostro territorio, lasciare un animale al caldo sotto il sole potrebbe creare una grave condizione di stress e malessere. Le bovine della nostra filiera vivono in stalle, con spazi e comfort a misura di animale, molte spesso sono presenti grandi recinti su prati per permettere ampio movimento agli animali. Gli standard di strutture e caratteristiche tecniche della stabulazione sono previste dalla normativa europea e sottoposte al controllo del servizio veterinario. Se esistono casi isolati non conformi alla normativa è interesse del Consorzio che tali eccezioni vengano messe in luce e che si prendano i provvedimenti necessari, senza generalizzare ed attribuire il problema ad un intero comparto che da sempre è attento al benessere animale e che costituisce uno dei gioielli del Made in Italy.
Parmigiano Reggiano, da sempre filiera trasparente
Da sempre, la filiera del Parmigiano Reggiano è assolutamente trasparente. Tra le iniziative istituzionali del Consorzio assume un peso sempre più rilevante l’organizzazione di visite agli allevamenti e ai Caseifici, attività finalizzata a raccontare al consumatore come nasce il Re dei Formaggi. Solo nel 2017 sono stati oltre 100 mila i visitatori che hanno potuto toccare con mano l’artigianalità e l’eccellenza della nostra produzione. Non abbiamo nulla da nascondere e siamo orgogliosi del nostro prodotto e delle nostre tradizioni.
Fonte: Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano
GRANA PADANO E BENESSERE ANIMALE
Il ‘sistema Grana Padano’, da sempre, pone grande attenzione alla qualità della produzione ed alle modalità con cui si opera quotidianamente per offrire tale qualità, garantendo al consumatore un prodotto sano e genuino. La qualità non si costruisce da un giorno con l’altro, ma si ottiene investendo costantemente impegno e risorse nella ricerca e nell’applicazione di azioni che rispettino le norme vigenti in materia, e che valorizzino ogni aspetto delle fasi produttive, dalla stalla al caseificio, fino alla stagionatura. Parte proprio dalla stalla il percorso per la produzione di Grana Padano e solo un latte di qualità, che si ottiene esclusivamente da vacche sane e ben tenute, consente di ottenere un prodotto di qualità. Le circa 4.500 stalle che conferiscono latte ai caseifici produttori di Grana Padano, questo lo sanno, e il Consorzio di Tutela pone grande attenzione a questo fattore di sensibilità e rispetto, chiedendo con decisione ai caseifici consorziati di raccomandare alle stalle conferenti, comportamenti rispettosi del benessere animale e procedure di produzione virtuose.
Pertanto respingiamo le accuse di chi vorrebbe far passare il messaggio secondo cui il Consorzio Grana Padano non avrebbe a cuore il benessere animale delle vacche che producono il latte per il formaggio.
Anzi, è l’esatto contrario. Infatti, l’Assemblea di tutti i soci del Consorzio Grana Padano, già il 21 Aprile scorso ha deliberato, quando sarà concluso l’iter approvativo da parte del Mipaaf e della UE delle modifiche (già in corso dal 2014), di introdurre un dispositivo che imponga e misuri il benessere animale in modo definito.
A dimostrazione del nostro agire e della nostra volontà segnaliamo che secondo uno studio effettuato in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, per esempio, risulta che 134 allevamenti valutati – a campione – hanno mostrato un livello di benessere animale decisamente buono. Di questi, 96 hanno ottenuto un punteggio medio di benessere di 151,23 punti, pari al 67,47% della scala di valutazione (range 51,45 – 199,35 punti) e quindi classificabile come ottimo. Le altre 38 stalle hanno ottenuto una valutazione buona, con un punteggio medio di 121,31 punti (pari al 59,62% della scala di valutazione) che rientra ampiamente nel secondo terzo del punteggio disponibile (range 43,24 – 174,42 punti). Tutto ciò per ribadire che gli investimenti e l’attenzione verso tutta la filiera sono basati sulla qualità, a tutti i livelli.
In merito all’alimentazione, il foraggio ed il mangime destinato agli animali, ai sensi del disciplinare di produzione, provengono quasi interamente dalla zona di produzione del Grana Padano DOP, quindi in aree del Nord Italia dove sono noti i divieti alle colture OGM. Solo la soia, che comunque rappresenta una parte minimale della razione giornaliera, se d’importazione potrebbe essere OGM.
Purtroppo, come in ogni comparto produttivo costituito da un elevato numero di attori, talvolta è possibile rilevare difformità rispetto alle norme e al buon senso, che vanno puntualmente segnalate per consentire correttivi e azioni da parte dei soggetti preposti al controllo e alla tutela ma, qualche stalla ‘maldestra e inadempiente’, non è certo rappresentativa della media delle stalle del ‘sistema Grana Padano’.
Una vacca da latte curata e quindi sana produce un latte migliore sotto ogni profilo. È quindi interesse di ogni produttore capace e intelligente prestare estrema attenzione al proprio allevamento a tutela della propria attività e, soprattutto, a garanzia per il consumatore.
È per questo che, ripetiamo, il 21 aprile scorso l’Assemblea ha deliberato in merito all’assoluto rispetto del benessere animale. È un percorso iniziato ormai molto tempo fa, che proseguirà per un continuo miglioramento generale di tutto il sistema.
Fonte: Consorzio Tutela Grana Padano


